Dopo quasi due anni al timone della squadra crowdfunding italiana di Kapipal ho raccolto con orgoglio importantissimi risultati.

 
Ma per quanto possano i numeri parlare, non si potrà mai pesare la rilevanza di soft activites che hanno permesso a Kapipal di ben posizionarsi nell’ambito del reward based & donation based: la più importante è stata certamente quella volta allo sforzo profuso nel diffondere la cultura del crowdfunding, senza la quale nessun progetto può davvero avere successo.
Di per sé, il crowdfunding è una scommessa, magari un gioco o forse il contrario: di sicuro l’iniziativa è guidata da una propria ambizione e da un emozione che deve essere ben raccontata.
Nessuna idea si vende se non sai comunicarla.

E nel crowdfunding la comunicazione è strategicamente fondamentale. Che va di pari passo con la pianificazione.

Ciò che ho avuto la possibilità di gestire è stata una quantità enorme di informazioni, di idee, di progetti e di curiosità che mi hanno aperto la mente; i progettisti mi hanno letteralmente fatto innamorare del loro entusiasmo, contagiandomi, influenzandomi, contaminandomi. Mi sono dunque arricchito tanto.
Ma ho anche assistito ad altro: a quel melanconico abbandono dell’entusiasmo quando la campagna “non ingrana”. O avere una bella idea raccontata male. O una campagna senza immagini, un video, un pitch. Insomma una campagna anonima.
Ho qui un elenco di tutte quelle cose che affossano una campagna di crowdfunding che condivido con voi:

1) Nessuna immagine utilizzata;
2) nessun video utilizzato;
3) nessun pitch;
4) nessuna storia da raccontare, se non poche righe;
5) nessun canale social da utilizzare;
6) nessuna tenacia nel difondere la storia;
7) insufficiente pianificazione dei rewards;
8) insufficiente budget pubblicitario;
9) mancanza di inventiva;
10) il confidare nella elemosina;
11) essere convinti che l’idea sia talmente forte da esser inutile raccontarla a tanti;
12) credere che è la piattaforma in sé che attira gli investors;
13) che la crowd sia lì di passaggio sul tuo progetto senza fare nulla per portarcela tu;
14) che non hai bisogno degli amici e della tua community più stretta;
15) l’abbandono della campagna e della sua diffusione alla prima settimana di magra raccolta.

Adesso agli stessi 15 punti togli la”negazione” e aggiungila dove non c’è: i fattori di distruzione diventano i tuoi fattori di successo !