Spesso si parla del fattore condivisione come del cardine fondamentale sul quale fare leva affinchè un progetto, un idea di crowdfunding raggiunga i successi sperati o almeno gli obiettivi minimi che ognuno fissa, aldilà del target prefissato (si pensi alle campagne “keep it all”).

Condividere significa non solo utilizzare i social o le mail per “spammare” il proprio progetto: condividere significa raccontare la propria idea, la visione e convincere gli altri che il contributo ha un ritorno in termini di creazione di valore per la società. Perchè, a mio avviso, un qualsiasi progetto di crowdfunding, anche se personale, crea valore all’interno del sistema economico poichè permette di fare ciò che in condizioni normali sarebbe poco possibile.

Per creare valore però i progettisti devono curare la propria campagna nel tempo, prima e durante la durata della campagna stessa.

Ho visto persone arrendersi dopo qualche giorno, abbandonare ogni velleità perchè “non voglio fare la figuraccia con gli amici che non raccolgo nulla” o perchè “così mi rovino la reputazione”.

Qualcuno invece comincia una campagna ma non la promuove mai, non la racconta a nessuno perchè “magari qualcuno pensa che facciamo l’elemosina che non abbiamo soldi e potrebbero riderci dietro, la campagna sta lì se qualcuno vede e vuole donare. Speriamo”. Mistificazione dello stato delle cose.

Queste risposte pongono un problema serio di comunicazione intorno al fenomeno crowdfunding; senza fare di tutta l’erba un fascio, molti progettisti si affidano al crowdfunding senza avere una minima idea di come si faccia e di cosa esso sia. Come se io decidessi di aprire una azienda di costruzioni senza sapere che bisogna costituire una società, mettere soldi e rischio imprenditoriale.

Altri invece vedono il crowdfunding come una speranza ultima, però “come và, và”.

Noi attori principali possiamo forse avere il piccolo torto di avere entusiasmo e fiducia nel sistema e di offrirlo come soluzione.

Invece il crowdfunding è una opportunità. Un grossa opportunità.

Condurre una campagna di crowdfunding significa lavorarci ore ed ore; significa progettarla in maniera seria e convinta, rendere l’idea da sviluppare concreta e possibile, codificare in maniera appropriata l’elenco delle ricompense.

Crowdfunding è anche palestra o scuola di business, perchè se i soldi arrivano, tu poi devi agire di conseguenza e portare avanti la tua idea allo step successivo. Alla creazione di valore. Che a mio parere deve essere l’assunto ultimo anche delle piattaforme: Crowdfunding come sistema alternativo al classico nella creazione di valore. Una rivoluzione concettuale che deve partire dalle piattaforme stesse e dai consultants che lavorano per esse. Una buona piattaforma deve dotarsi di consulenti in grado di condurre valutazioni ex ante dei progetti: non certo per stroncarli, quanto per valorizzarli e nel mentre fornire formazione al progettista.

Non possiamo permettere che vi sia dispersione di idee solo perchè non abbiamo comunicato bene come si fa. O solo perchè i progettisti, i sognatori e gli ideatori credono di poter scoprire l’Isola che con c’è soltanto “postando” la propria idea su una piattaforma. Magari sostenendola solo una volta, magari non credendoci più qualche ora dopo.

E da qui voglio partire per dare dei piccoli consigli:

Progetta la tua campagna nei minimi dettagli, negli aspetti economici, di marketing e di comuniczione. Fatti aiutare da uno specialista del settore o meglio rivolgiti a quelli delle piattaforme;

Una campagna di crowdfunding è un lavoro: concentratici giorno per giorno, calendarizza i tuoi impegni;

Racconta la tua idea, in tutti i modi e con tutti i mezzi a tua disposizione;

Crowdfunding non significa elemosina: per cui, non chiedere “aiuto”; piuttosto chiedi al pubblico cosa ne pensa della tua idea;

La campagna dura 90 giorni ? Beh, fino al 90°esimo non demordere: le partite più belle si vincono sempre allo scadere.

Non abbandonarla !

Se avete domande potete scrivere a: pasquale@kapipal.com, manager di Kapipal per i progetti italiani (http://kapipal.com/it/)

Cheers !

Pasquale Sagnella